Educazione emotiva nel mondo
L'illusione di un leader in-emotivo 


Gabriel Jaime Vasquez Mejía
Sociologo, Coach Ontologico e Consulente di intelligenza emotiva
Delegato RIEEB in Colombia
contacto@gabrielvasquez.com.co
www.gabrielvasquez.com.co



"Il modo in cui dirigiamo le oganizzazioni oggi non funzina più.
Stiamo per inventare un modo radicalmente nuovo?"
Frederic Laloux, scrittore e consulente organizzativo



 
UNA STORIA

Non era un incontro qualsiasi.  Eduardo [1] ed io ci eravamo preparati varie settimane per presentare ad Antonio Gómez, Vicepresidente delle Risorse Umane, una proposta atta a sviluppare la leadership in un team di dirigenti della sua organizzazione.
 
Antonio, un leader carismatico e dalle profonde riflessioni, mi salutò cordialmente, come sempre, e notai dal tono della sua voce il desiderio di ascoltare la proposta. L'offerta per lo sviluppo della leadership del suo team aveva come asse trasversale l'intelligenza emotiva. Avevamo scelto questo approccio in quanto Eduardo ed io sapevamo che la pandemia di COVID-19 stava generando sui leader una forte pressione, per dover ottenere risultati in un contesto di elevata incertezza che provocava rapporti di lavoro molto tesi, nonché un aumento dello stress tra i leader e i loro team.
 
Terminai il mio discorso e con Eduardo facemmo una pausa per ascoltare Antonio.   
La conversazione seguente avvenne più o meno in questo modo:

Eduardo: “Bene.. Antonio, come valuti la proposta che ti facciamo?”
Antonio: “Dunque Eduardo, questo approccio è molto interessante, ma”... [pausa di cinque secondi]...
Io: [pensai: Qualcosa non va....]
Antonio: “I nostri leader sono per lo più ingegneri con uno stile di management  molto razionale. Trovo molto difficile che si interessino a queste tematiche. Sarebbe come sviluppare l'intelligenza emotiva in persone in-emotive.”
Io:”Antonio sai che in ogni relazione c'è sempre un'emozione, anche nella leadership. Non sarà che questi leader si relazionano con il loro gruppo attraverso l'indifferenza o l’apatia? Anche queste sono emozioni.” 
Antonio: “Non l'avevo vista in questo modo e credo tu abbia ragione. Tuttavia, ritengo che questi leader non siano pronti per cambiare il proprio stile, razionale, di leadership. Sono poco emotivi.”
 
Insieme decidemmo che era necessario modificare la proposta iniziale e lavorare su altri temi di leadership con questo team. Decidemmo ridisegnarla per intero e iniziammo la formazione. Il risultato finale di tale percorso fu una gran sorpresa per tutti. 
 
Le conversazioni che i leader aprirono di propria iniziativa, negli spazi di formazione alla leadership, facevano riferimento alla necessità di riconoscere le proprie emozioni, di costruire fiducia con i team e di imparare ad ascoltare, come criterio centrale per proseguire nel mezzo dell'incertezza che la pandemia aveva portato.
 
Dopo quasi tre mesi di formazione alla leadership, questi ingegneri mostrarono spontaneamente il  proprio lato emotivo offrendoci una meravigliosa esperienza di insegnamento. Ciò che più mi rimase impresso fu l’idea del "leader in-emotivo" e mi chiesi: Da dove viene e cosa la sostiene? È possibile? Cosa può guadagnare il leader se si giudica "emotivo"?
 
 
UN LEADER IN-EMOTIVO

Controllare le emozioni ed evitare a tutti i costi che queste siano visibili a se stessi e agli altri è probabilmente uno dei compiti più importanti per il leader in-emotivo. Tale azione si giustifica nel fatto che esprimere le emozioni è un atteggiamento "poco professionale" per qualsiasi impiegato, in quanto le principali difficoltà ed errori che si commettono sul lavoro si verificano quando si è sotto il giogo della natura caotica e irrilevante delle emozioni.  Pertanto, sentire ed esprimere emozioni rappresenterebbe una minaccia per pensare, decidere e raggiungere risultati.  "Non emozionarti troppo", "Sei troppo emotivo", "Dovremmo considerare questo problema in modo più razionale" sono espressioni che riflettono perfettamente il comportamento desiderato in un leader in-emotivo. 
 
E anche se questa sembra una questione di origine molto recente, la verità è che già nell'antica Grecia si parlava della metafora del padrone e lo schiavo. Il primo rappresenta la saggezza della ragione e della cognizione, e il secondo la natura inferiore e primitiva dell'emozione. Successivamente, Cartesio contribuì a rendere più profondo questo dualismo tra ragione-emozione quando affermò che le emozioni confondono e offuscano la ragione, e che un essere umano razionale è fonte di libertà, progresso e felicità. (Bisquerra, 2009) 
 
A ciò si è aggiunta una lunga tradizione filosofica, scientifica e amministrativa che ha giustificato il carattere oggettivo della ragione. Il paradigma si è radicato profondamente e il suo compito è stato così ben eseguito che in molte organizzazioni è visto come un eroe chi riesce a mascherare le sue frustrazioni e tenerle fuori dalle conversazioni organizzative.
 
 
È POSSIBILE NON EMOZIONARSI?

Chiudi gli occhi, fai un respiro profondo e ferma il tuo cuore per circa 10 secondi. L'hai già fatto? Ci sei riuscito? Sono sicuro di no. Sembra un po' strano anche solo provarci, in altre parole è materialmente impossibile. La nostra biologia, in condizioni di vita normali, ce lo impedisce e farlo significherebbe la morte.
 
Fermare il cuore volontariamente equivale a credere che le emozioni possano essere fermate. La nostra biologia umana ci ha dotato di un cervello, in particolare di un sistema limbico, in grado di adattarsi alle condizioni di sopravvivenza che il contesto ci impone. Se gli esseri umani non fossero riusciti a sviluppare questa capacità adattativa contenuta nelle emozioni, saremmo morti come specie.
 
La nostra evoluzione biologica ha preparato il volto umano come scenario in cui l'emozione è protagonista. Paul Ekman, uno psicologo pioniere nello studio delle emozioni e della loro espressione facciale, suggerisce nella sua ricerca che un volto umano può generare fino a 10.000 espressioni in cui ognuna può durare tra 0,5 e 4 secondi.  L'inevitabilità delle emozioni è presente agli occhi di tutti. (Ekman, 2017)
 
È impossibile non sentire e non emozionarsi.  Le emozioni contengono informazioni preziose per aiutarci a stabilire obiettivi rispetto a ciò che è significativo e interessante per noi, dirigono le azioni e accompagnano le scelte razionali che facciamo. Ad esempio, di fronte alla paura l'obiettivo è fuggire; con la rabbia, l'obiettivo è difendersi per superare gli ostacoli e davanti alla tristezza, l'obiettivo è cercare rifugio per riflettere e chiedere aiuto.
 
La contraddizione in tutto ciò è che il leader in-emotivo presume che negare l'esistenza delle emozioni sia una valida strategia per controllarle. La verità è che, piaccia o no, le emozioni ci sono e agiscono e influenzano le nostre decisioni.  
 
 
UNA SOCIETÀ’ NUOVA  RICHIEDE UN LEADER EMOZIONALE

Il 2 novembre 2020 è successo l'impensabile: la catena di fast food Burger King ha chiesto ai suoi clienti via twitter di effettuare ordini anche a McDonald's, il loro grande rivale. Le misure sanitarie adottate dalle autorità locali a seguito della pandemia di COVID-19 avevano portato al licenziamento di molti dipendenti del ristorante, quindi Burger King ha cercato di suscitare la solidarietà di tutti. "Se vuoi aiutare, inizia ordinando cibo a domicilio" e dopo aver nominato vari ristoranti, il tweet dichiarava che "Ordinare un Whopper è sempre l'opzione migliore, ma ordinare un Big Mac non è poi così male." (BBC, 2020)
 
La pandemia di COVID-19 ha suscitato un'ondata di solidarietà, fiducia ed empatia in molte organizzazioni. Il motivo? I consumatori e la società in generale sono sempre più sensibili al modo in cui le aziende stanno rispondendo all'impatto della pandemia e stanno orientando le proprie decisioni di acquisto in quelle che meglio riflettono i valori più profondi dell'essere umano.
 
Un sondaggio realizzato su 2.447 consumatori di tutto il mondo, dalla società di consulenza Deloitte, ha indicato che il 79% degli intervistati ricordava situazioni in cui un'azienda aveva risposto positivamente alle loro esigenze e supportato la società in generale sviluppando azioni di solidarietà, fiducia ed empatia: "In questi tempi selvaggi di incertezza, le persone cercano aiuto nei marchi e premiano coloro che possono soddisfare le loro esigenze più urgenti del momento". (Deloitte, 2020)
 
Un leader in-emotivo può rispondere a questa sfida? Sicuramente no. Ecco perché dobbiamo accompagnare i leader ad andare più a fondo in ciò che dà senso alla propria vita, a riconoscere e accettare che le loro emozioni li caratterizzano come esseri umani e che esse li accompagnano nelle decisioni per raggiungere i risultati che, tanto loro quanto l'intera società, si aspettano. 
 
Chi ha avuto l'opportunità di affrontare conversazioni profonde con persone che hanno ruoli di leadership sa quanto questi si sentano sopraffatti e frustrati dalla pressione infinita della competizione. Non è ora di abbandonare questa illusione del leader in-emotivo?
 
Non si può tornare indietro. Ci troviamo di fronte ad una grande opportunità per evolvere nello sviluppo della nostra coscienza emotiva e da lì creare un'organizzazione consapevole. Chiunque cerchi di raggiungere un risultato, in qualsiasi contesto organizzativo, oggi ha bisogno di:
 
  1. Lavorare sulla propria empatia per comprendere le emozioni, i punti di vista altrui e poter scegliere come rispondere ai bisogni degli altri. 
  2. Costruire la fiducia per migliorare la collaborazione. 
  3. Mostrarsi vulnerabile nel chiedere aiuto e comprendere i propri limiti.
  4. Infine, sostenere la propria esistenza con un proposito superiore che guidi le proprie azioni. 

E tu, se sei arrivato fin qui nella lettura di quest’articolo, è perché sicuramente è importante per te il modo in cui sei leader. Dimmi.. Come ti senti?


 
Bibliografía:
BBC. (02 de Noviembre de 2020). Milagro de coronavirus: Burger King pide comprar en McDonald 's. 
Estratto da https://www.dw.com/es/milagro-de-coronavirus-burger-king-pide-comprar-en-mcdonalds/a-55478302
 
Bisquerra, R. (2009). Psicopedagogía de las emociones. Madrid: Síntesis.
Deloitte. (2020). 2021 Global Marketing Trends: Find your focus. Deloitte.
Ekman, P. (2017). El Rostro de las Emociones. Barcelona: RBA.


[1]   I nomi sono immaginari, la storia è reale.
 


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